RESPIRO E ASPETTI FISIOLOGICI NEGLI ATTACCHI DI PANICO


Secondo la terapia cognitivo-comportamentale, gli attacchi di panico si verificano quando gli individui percepiscono come pericolose alcune sensazioni legate all’arousal autonomico, cioè quando tali sensazioni, se presenti, sono interpretate come segnali di un’imminente e improvvisa catastrofe (Clark, 1986). Diversi studi hanno anche dimostrato che i pazienti con disturbo di panico (PD) tendono ad avere pensieri più catastrofici e sono più inclini a interpretare negativamente tali sensazioni corporee (Golberg, 2001).    
Tuttavia, anche i fattori biologici sembrerebbero svolgere un ruolo negli attacchi di panico. Lo stesso Clark (1986, pg. 467) ipotizzava che potessero esserci almeno tre modalità attraverso cui i fattori biologici aumentano la vulnerabilità di un individuo al disturbo di panico (PD).     
1. In primis, fattori biologici, come la difficoltà a respirare o la presenza di palpitazioni, possono contribuire all’innesco di un attacco di panico.   
2. Inoltre, è probabile che i fattori biologici influenzano la misura in cui un aumento delle sensazioni corporee correlate all’ansia produce una minaccia percepita (a fronte della convinzione che queste sensazioni abbiano conseguenze somatiche, psicologiche o sociali dannose; ciò che comunemente definiamo come anxiety sensitivity, ovvero sensibilità all’ansia). In effetti, indipendentemente dalla diagnosi, i punteggi a carico della ASI(1), spesso, predicono sintomi di panico in risposta a prove biologiche (es., inalazione di anidride carbonica) che provocano le sensazioni corporee temute (McNally, 2002). I punteggi dell’ASI, inoltre, predicono successivi attacchi spontanei, indicando che un’elevata sensibilità all’ansia è un fattore di rischio per un attacco di panico e forse per il PD (McNally, 2002).   
3. Infine, in alcuni pazienti le sensazioni corporee che si verificano in un attacco di panico sono in parte il risultato dell’iperventilazione(2).  


1. Il disturbo di panico come un’alterazione del funzionamento corporeo       
Secondo un’interessante metanalisi, condotta qualche anno fa da Perna e Caldirola (2018), il disturbo di panico (PD) può essere considerato non solo un disturbo mentale ma anche una compromissione del funzionamento dell’organismo, che coinvolge principalmente il sistema cardiorespiratorio (maggiormente implicato nel trasporto e nella produzione di energia), portando a un calo della forma fisica globale.      
In quest’ottica gli attacchi di panico, così come i sintomi fisici o il disagio percepito in alcune situazioni, possono rappresentare dei “veri” allarmi, segnalando che le risorse di adattabilità dell’organismo non sono sufficienti per rispondere in modo appropriato ai cambiamenti, interni o esterni, richiesti dalla situazione che si sta vivendo. In sintesi, quando viene superata una soglia critica di adattabilità fisica, l’equilibrio dinamico si rompe e una transitoria instabilità fisica può essere percepita come un’esperienza acuta e cosciente di sintomi fisici e disagio emotivo, innescando quindi un attacco di panico. Tale sintomatologia e/o disagio persiste fin quando l’equilibrio omeostatico non è ristabilito.    
Secondo gli autori (Perna e Caldirola, 2018), quindi, una riduzione della forma fisica (fitness index, e quindi un sottostante scompenso fisiologico) rappresenterebbe il “primum movens” dell’attacco di panico, mentre l’ansia o la paura sarebbero indotte e sostenute dai ripetuti segnali di alterazione del funzionamento dell’organismo. Da questo punto di vista, l’attacco di panico può e dovrebbe essere considerato in una prospettiva più ampia, riconoscendo all’organismo un ruolo centrale e che tenga conto anche dei potenziali contributi somatici nel trattamento nel PD.    
Mantenendo il focus sul potenziale scompenso fisiologico, negli attacchi di panico caratterizzati principalmente da sintomi respiratori (Kircanski e colleghi, 2009), l’iperventilazione acuta e cronica svolgerebbe un ruolo cruciale (Sikter e colleghi, 2007). Nello specifico, dalla revisione condotta da Sikter e colleghi (2007) è possibile affermare tre aspetti: a) l’iperventilazione è una risposta fisiologica all’ipercapnia (aumento della pressione parziale di anidride carbonica – pCO2, stimolo chemocettivo(3); b) l’iper-ventilazione può indurre attacchi di panico; c) l’iperventilazione cronica è un meccanismo protettivo contro gli attacchi di panico. Nel corso dei prossimi contributi analizzeremo in modo più approfondito tali aspetti.

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  1. ASI (Anxiety Sensitivity Index): strumento che valuta la misura in cui il soggetto giudica i sintomi ansiosi come minacciosi, permettendo di rilevare le differenze individuali nell’interpretare come minacciose le sensazioni corporee, fisiche o mentali (Reiss et al., 1986; Peterson e Reiss, 1993).
  2. Iperventilazione: aumento della frequenza respiratoria, oltre i 18 respiri al minuto (Gayton e Hall, 2021). L’iperventilazione causa una condizione di ipocapnia (riduzione della pCO2), a cui fa seguito una riduzione del calcio libero ematico come meccanismo di compenso per ripristinare il pH intracellulare.
  3. Chemocettivo: sostanza che stimola i chemocettori, ovvero recettori implicati nella valutazione del pH nei liquidi corporei (sangue)

BIBLIOGRAFIA

Clark, D. M. (1986). A cognitive approach to panic. Behaviour Research and Therapy, 24(4), 461-470.

Goldberg, C. (2001). Cognitive processes in panic disorder: an extension of current models. Psychological Reports, 88(1), 139-159.

Perna, G., & Caldirola, D. (2018). Is panic disorder a disorder of physical fitness? A heuristic proposal. F1000Research, 7, 294.

McNally, R. J. (2002). Anxiety sensitivity and panic disorder. Biological Psychiatry, 52(10), 938-346.

Sikter, A., Frecska, E., Braun, I. M., Gonda, X., & Rihmer, Z. (2007). The role of hyperventilation: hypocapnia in the pathomechanism of panic disorder. Brazilian Journal of Psychiatry, 29(4), 375-379.             

Pubblicato da Dott.ssa Maria Irno, Psicologa-Psicoterapeuta

Valutazione, Diagnosi e Trattamento dell'età evolutiva e dell'adolescenza; Supporto alla Genitorialità, Potenziamento Cognitivo, Doposcuola Specializzato, Consulenza Psicologica, individuale e/o di coppia, Supporto alla genitorialità, Psico-Nutrizione, Biofeedback e Neurofeedback

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